Centro scolastico costruito in Cambogia
testimonianza di un viaggiatore



NOMADI & FANS FOR CAMBODIA

di Marco D’Aprile

Lanciate una monetina in aria ed essa ricadra’su un motorino. Se non siete in una concessionaria Piaggio allora siete a Battambang, Cambogia. E’qui, non lontano dal confine thailandese, che sorge il centro CIAI; ostello, scuola, casa, famiglia, cioe’ tutto per i suoi giovani ospiti Cambogiani. E’un complesso di notevoli dimensioni che da alloggio a diverse centinaia di ragazzi e ragazze d’ogni eta’, realizzato in parte grazie ai fondi raccolti da iniziative quali “Pavarotti & Friends” o, appunto, “Nomadi & Fans for Cambodia”.
Il centro e’diretto da Gianni, abruzzese di Barisciano, e debbo dire a tal riguardo che -dati demografici alla mano- le probabilita’ per un abruzzese (come me) di incontarrne un altro cosi’per caso nella provincia cambogiana sono pari a quelle di ricevere in eredita’ Rete4 da Berlusconi. Cinquant’anni circa d’eta’ e una barba nerogrigia in stile “Once-I-was-a-hippy”, mi mostra alloggi, scuola, infermeria, campo di ricreazione arato dalla partita di pallone dei ragazzini e le officine dove i ragazzi piu’grandi si dedicano ad attivita’ educativo-artistiche quali la scultura su legno. Mi spiega che la casa “Nomadi” ospita giovani invalidi, per lo piu’mutilati dalle famigerate mine anti-uomo che sul terreno di Cambogia sono seconde per densita’ solo ai ratti (e forse ai motorini). Gli sfortunati ragazzi vengono di solito muniti di una protesi presso l’ottimo ospedale di Emergency e quindi curati ed educti qui.
Il centro e’un inaspettato sorriso sul buio volto della guerra. Fuori, in citta’, e’triste sedere su una panchina (anche perche’ panchine in realta’ non ce ne sono) ed osservare scolaresche che oltre al grembiule e ai libri d’ordinanza sono costrette al ben piu’ingombrante fardello rappresentato da un arto in kevlar. Ancor piu’triste e’ sapere che in troppi casi il bambino invalido viene messo alla porta dalla propria famiglia. “Le sfortune di questa vita sono conseguenza di colpe risalenti a vite anteriori”; ed in nome di tal principio si elimina una bocca da sfamare senza tirarsi addosso il biasimo della societa’.
Insomma, se avete a suo tempo tirato fuori 10euro (o piu o meno, non conta) per il progetto “Cambogia” sappiate che tale rinuncia a 50 marlboro o a 3 birre medie s’e’ trasormata per, diciamo cosi, empatia materiale, nel sorriso di un bimbo.
Ah, dimenticavo; il centro accetta volontari. Al tempo della mia visita, ad esempio, era appena andato via un Francese che aveva insegnato ai ragazzi a gocare a rugby. Se siete quindi dotati di un qualsiasi talento, che so’: suonare uno strumento, recitare, domare leoni, ecc. e siete interessati a lavorare con bambini, contattate Gianni direttore del centro o il CIAI stesso.